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7.03.2001
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Ecco come passa il tempo
pensiero di altalene sulla luna
ed ore di pensieri per la luce
quella che ha spento la fiamma a un sentimento
Eppure sono qui
e lecco le ferite del tuo cuore
ascolto le tue mani sui capelli
e tu
che abbracci la mia pelle con il seno
Piccolo fiore intriso di dolore
adesso che ferite non avrai
metterai me all'interno del tuo mondo?
Chissà se rimarranno i vecchi segni
o se potranno un giorno essere fiori
vorrei far crescere in te una dolce siepe
che ti separi sempre dal dolore
ed oltre a quelle foglie poi vedere
che nel tuo cuore cresce ancora amore
Cosa sarà del mondo
visto dagli occhi tuoi
gocce sul vetro
ed ogni goccia un timido pensiero
gocce nelle pozze
disegni di sicura fantasia
e un morbido peluche
dito che scrive sopra l'alito nel vetro
e colora il tuo cielo di sorrisi
come se passasse dentro di te un angelo
Piccolo tesoro oltre l'amore
e non importa se combini guai
l'amore che tu crei non ha confini
se non ci fossi tu che riempi il tempo
Scritte sul vetro e cuori che rimangono
come la tua figura agli occhi miei
Piu piccolo di te
piu ingenuo di ogni tuo pensiero
avvolgo il tuo sonno sotto la coperta
e ad occhi pieni ascolto il tuo respiro
nulla è piu tenero del sonno
il tuo
e nulla è piu vero dell'amore
l'amore che ho per te
Le notizie qui riportate sono liberamente tratte dal web,
le emozioni che proverò domani,
invece,
saranno tutte tratte dal mio cuore e dai miei occhi....
E' un'occasione favolosa, quella che si offre agli innamorati d'arte europei, la mostra “L’incanto della Pittura” organizzata a Rimini nella Rocca malatestiana dal 10 ottobre al 14 marzo 2010, tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00, escluso Venerdì e Sabato, quando il Castel Sismondo sarà aperto fino alle ore 20.00.
Vi sono esposti ben 65 capolavori dell’arte europea dal Cinquecento al Novecento, che da secoli sono negli Stati Uniti nella Raccolta d'arte europea del Museum of Fine Arts di Boston: Velasquez , Manet, Tiepolo, Gauguin, Rembrandt, Cézanne, Van Gogh, Matisse, Picasso,Tintoretto, Degas, Matisse, Veronese, Renoir, Claude Monet, Sisley, Pissarro, Van Dyck e molti altri.
L'irripetibilità dell'evento è testimoniata dal fatto che che il Museo di Boston ha concesso il viaggio delle opere a causa della chiusura di alcune sue sezioni per lavori di restauro nella struttura, quindi solo fino al termine dei lavori. "La mostra è studiata nei minimi dettagli: i quadri scelti da Marco Goldin, curatore della mostra, verranno accostati in base ad un percorso significativo, sfruttando anche gli ottimi spazi del Castel Sismondo, e divisi in sei sezioni: il sentimento religioso, la nobiltà del ritratto, l’intimità del ritratto, le nature morte, gli interni, il nuovo paesaggio."Il luogo scelto per ospitarle è la Rocca Malatestiana che domina nel centro città, il Castel Sismondo.
Castel Sismondo
La roccaforte è magnifico simbolo dell'importanza per questi luoghi avuta dalla famiglia Malatesta ed è stata voluta qui da un suo esponente, Sigismondo Pandolfo Malatesta, che, oltre a commissionarla addirittura sembra averla progettata, pur se sembrano presenti
testimonianze della consulenza di Filippo Brunelleschi ed influenze di architetti ed artisti veneziani, per la presenza di elementi gotici in molte decorazioni.
La Rocca è fortezza militare e palazzo di rappresentanza al tempo stesso: sontuosamente arredata da tendaggi, affreschi, dipinti ed arazzi fu spesso sede di sontuosi banchetti e feste.
Il suo aspetto fu curatissimo persino relativamente alle decorazioni esterne. A dimostrazione di ciò le mattonelle di maiolica poste ai piedi dei torrioni e l'immagine contenuta in un clipeo, un dipinto di Piero della Francesca: “Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo”.
Attorno alla Rocca, anticamente era un fossato, a difesa del Palazzo del Signore, e la struttura difensiva contava su
una serie di torrioni quadrangolari muniti di cannoni, da ponti levatoi ed enormi muraglie che s'innalzavano dal fossato.
Il fatto che le torri difensive e la porta del complesso fossero rivolte verso l'interno della città, è un segno di numerose ribellioni del popolo contro il Signore della Rocca.
L'uso di forme prettamente medioevali, più orientate alla robustezza che all'armonia, testimoniano l'intento di trasmettere l'idea stessa del potere e della forza, come un monito verso la popolazione sottomessa alla famiglia malatestiana.
Frequenti sono, infatti, gli archi acuti, le cortine merlate compatte, le dorature e gli intonaci verdi e rossi, colori araldici malatestiani.
Si ammirano, in tutto il Castello, numerose epigrafi e stemmi celebrativi: esemplificativo è lo stemma posto sull'ingresso verso Rimini, raffigurante il classico scudo a scacchi con una testa d'elefante in alto, accanto ad una rosa quadripetala.
Particolarmente visibile è qui l'influenza gotica proveniente dalla vicina Venezia, in quanto sono presenti caratteri gotici nelle iscrizioni “Sigismondo Malatesta” ai lati dello stemma.
Opere Piero della Francesca Durante la sua permanenza presso la corte della famiglia Malatesta a Rimini, Piero della Francesca produsse una serie di opere, due delle quali raffiguranti il Signore assoluto di quel tempo, Sigismondo Pandolfo Malatesta.
Una di queste due opere, l'affresco intitolato “Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo” è tuttora conservata all'interno del Tempio Malatestiano, mentre l'altra “Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta” è esposta al Louvre di Parigi. Sono presenti elementi fortemente simbolici: i due cani di cui uno bianco ed uno nero, ad esempio, stanno ad indicare fedeltà e vigilanza. La presenza di un clipeo, una sorta di scudo, contenente l'immagine del Castel Sismondo, ha permesso a posteriori di conoscere l'aspetto originale della Rocca.
Prodotto probabilmente nello stesso periodo è il “Ritratto di Sigismondo Malatesta”, attualmente ospitato dal Museo del Louvre a Parigi (dal 1978) che raffigura il Signore di Rimini in primo piano di profilo, che ci rimanda ai celebri profili :
che ci rimanda ai più celebri profili ritratti dallo stesso Piero, quelli dei duchi di Urbino:
Gli elementi dati dal ritratto di profilo e l'espressione particolarmente astratta fano intravvedere un legame con l'iconografia delle medaglie del tempo. Altri elementi lasciano trasparire la grande conoscenza di Piero della Francesca dell'arte fiamminga: la meticolosa attenzione per l'aspetto naturalistico della rappresentazione è evidenziata dalla particolareggiata rappresentazione della veste e del suo tessuto, della carnagione e dei capelli.
Il dipinto, grazie all'attenzione dedicata ad ogni minimo dettaglio, lascia intendere la sua produzione per esposizione privata, differente da quello contenuto nel Tempio riminese.
Tempio Malatestiano a Rimini: La prima opera architettonica di Leon Battista Alberti
Il Tempio Maltestiano di Rimini è considerato la prima opera architettonica dell'architetto Leon Battista Alberti. Il Tempio Malatestiano nasce nel 1447 quando Leon Battista Alberti trasforma la Chiesa di San Francesco in un Mausoleo su commissione del Signore di Rimini: Sigismondo Malatesta.
Numerose fonti ci attestano che il progetto è dell'Alberti ma si sarebbe intuito lo stesso ammirandolo; è palese il riferimento al classico per l'esecuzione dell'intero edificio. Riferimenti classici che si intravedono nel grande arco della facciata, nelle arcate e nello stile degli acquedotti sui lati del Tempio Malatestiano.
All'interno del Tempio Malatestiano possiamo ammirare numerosi bassorilievi e decorazioni: Crocifisso su tavola di Giotto, Sigismondo Malatesta ai piedi di San Sigismondo di Piero della Francesca, Sepolcri di Sigismondo e della moglie Isotta Malatesta, Arca degli Antenati e dei Discendenti di Agostino di Duccio,
una tela del Vasari.
Un'incantesimo di grazia
a schiudere ali intirizzite
dal dolore e dal pianto,
un magico moto del cuore,
indugiando tra il vento,
per sognare giorni futuri
d'un sublime volo.
Mi trovo ad attaccare ogni parola
e poi discutere con lei la notte
s'illumina anche quest'aria grigia
lui non l'ho mai chiamato una corsa
ricominciare è riavere un obiettivo
un investimento -direbbe- necessaria teoria
Regnare sulla propria anima, nell'ascoltarsi, senza fretta.
Un luogo mio, unico,
dove decidere di scrivere,ascoltare, leggere,
sdraiarmi a guardare scorrere, sul soffitto, i miei pensieri.
Liberi. Libera. Abbracciando un cuscino,
decidere di tenere spento il cellulare o il pc,
come poter dimenticare di identificarsi, di loggarsi nel mondo.
Trattenere il respiro e le emozioni
in modo di scegliere l'esatto momento per poterle accarezzare.
Amare la preziosità d'una solitudine cercata.
Il profumo del silenzio ad avvolgermi
e la melodia del battito del mio cuore.
Tutto il chiasso, tutto l'astio,
chiusi fuori. Sorridere, infine.
Un vapore caritatevole esce dal fumaiolo di un camino spento,
sopra un percorso in punta di dita brucia il senso,
il tocco lieve delle cose intorno.
Menti errabonde introitano parole che non hanno eco,
urlate tra quattro mura non ancora scritte ne inventate,
parole usurate nel mulinello di foglie sollevate dal vento.
La nebbia sovrasta le colline rendendo labile il ricordo,
tace il mondo intorno di fronte al miracolo di un alba,
silenziosa e solenne come una messa.
Non han coraggio gli uccelli celati dietro le fronde umide,
di aprire il canto al nuovo giorno che nasce di pioggia,
porgo le mani giunte a ricevere le tiepide gocce dell’anima,
rubandole al mare in fervida attesa.
Piccoli crateri dipingono sull’acqua salata dolci lacrime calde,
afferrando il soffio vitale del mare,
e spingendolo attraverso le mie finestre chiuse.
In questo mare virtuale,
spesso s'incontra la burrasca,
talvolta si procede senza bussola
o ci si arena su terre aride,
dopo aver viaggiato di bolina
nella calma piatta di giorni senza vento.
Eppure, a volte,
l'ancora scende giù da sè,
scorrendo felice verso il fondo,
emozione invisibile,
quando trovi parole
che tu stesso
avresti voluto scrivere,
consonanze profonde, risposte in uno sguardo,
ben oltre lo schermo.
categoria:destino